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Alle donne piace essere stuprate?

(Un buon motivo per boicottare “Cinquanta Sfumature Di Grigio” e abbandonare la cultura dello stupro).

Negli ultimi anni abbiamo assistito all’ascesa di un modo di fare giornalismo definibile come cronaca viola: un orribile mix di cronaca nera e rosa il cui compito è aggiornare la casalinga annoiata su tutti i retroscena più scabrosi del delitto della settimana.

Avrete notato che i telegiornali e, in maniera ancora più evidente, i vari talk-show seguono la moda del momento, creando un’attenzione al limite del maniacale su alcune tipologie di omicidio. Siamo così passati dalla morbosa copertura mediatica dei figlicidi di Franzoniana memoria a tutta quella serie di tragedie familiari compiute sempre e comunque dal marito islamico (quindi brutto e cattivo).
L’ultima volta che ho acceso la tv durante la fascia pomeridiana, ho beccato Paola Perego che, con il labbro tremulo, raccontava la storia di una donna scomparsa, lasciando intendere il coinvolgimento del marito della malcapitata nella faccenda.

Una delle parole più utilizzate due anni fa era proprio “femminicidio”. Ti imbattevi in questo termine su qualsiasi social, emittente o quotidiano.
Se da una parte la morbosità mediatica ha contribuito a renderci insofferenti di fronte alla violenza e agli abusi, dall’altra ci ha fatto comprendere le reali dimensioni di un fenomeno che non avremmo mai immaginato far parte del nostro emisfero.

Nel 2013 sono state uccise ben 179 donne, e di queste 122 in ambito familiare o affettivo (Rapporto Eures sul femminicidio in Italia, 2013). In pratica ogni due giorni una donna è stata uccisa, e nel 70% dei casi l’assassino corrispondeva alla persona amata o a un familiare prossimo.

Il femminicidio è ovviamente l’ultima tappa di un percorso che presumibilmente inizia con il maltrattamento e si colloca in una cultura di diseguaglianza sociale per cui la donna è il sesso debole, quello che subisce – e lo fa stando in silenzio.
L’indagine condotta dall’Istat (Multiscopo sulle famiglie: sicurezza delle donne, 2006) è capace di spiazzare anche l’osservatore più indifferente: il 31,9% delle intervistate, su un campione di donne fra i 16 e i 70 anni, ha riferito di essere stata vittima di violenza fisica o sessuale da parte di un uomo, e nella metà dei casi si trattava del partner attuale o precedente.

Vi starete chiedendo perché vi propongo questi dati.

Due giorni fa è uscito un film(etto) tratto da un libr(ett)o per donnicciuole sessualmente frustrate. Mi riferisco ovviamente a Cinquanta Sfumature Di Grigio, l’evoluzione in chiave BDSM degli Harmony che andavano di moda qualche decennio fa.
Non apro la discussione sulla qualità del racconto (di cui ho letto poche righe, e sono bastate per farmi un’idea precisa) o del film in sé (che non vedrò): ognuno è libero di affezionarsi alla storia che preferisce. C’è chi legge i libri di Fabio Volo, e, se esiste una giustizia divina, non è mia competenza condannare chi ha gusti opinabili.

Ciò che mi ha colpito dei frammenti che ho letto e della trascrizione delle scene del film non è tanto la sessualità dozzinale e gratuita, quanto la violenza del racconto.
Non sono un lettore di primo pelo e non mi offendo facilmente, né trovo scandaloso un rapporto sadomaso. Il problema di fondo è che l’autrice ha descritto un mondo che non conosce.

Le pratiche bondage-sadomaso si basano su un rapporto consenziente fra due pari che decidono di interpretare ruoli che soddisfano sessualmente entrambi, attraverso un gioco di potere la cui regola principale è il rispetto e il benessere dell’altro. Si tratta di un gioco, estremo, che può piacere o meno, ma che non può mai perdere di vista l’integrità della persona.

In una scena del film, il dominatore Mr. Grey ignora la safeword (la parola di sicurezza che mette fine alla sessione) pronunciata ripetutamente dalla protagonista, continuando a perseguire il proprio piacere e, di fatto, stuprandola.
Sfrutta inoltre l’ingenuità della malcapitata per renderla protagonista di pratiche che richiedono esperienza e consapevolezza.

Questo prodotto non è che l’ennesima manifestazione della cultura dello stupro, quella che “lei se l’è cercata”. La cosa peggiore è che è stato partorito dalla mente (malata) di una donna ed è indirizzato alle donne, o almeno a quel target femminile con ben poca capacità di analisi.

Vorrei fare un gioco con tutte le fan di Cinquanta Sfumature Di Grigio, proponendovi di scambiare il nome di Mr. Grey e la faccia e il corpo marmoreo di Jamie Dornan con quelli di, tiro un nome a caso, Emilio Fede. In che modo cambierebbe la storia?

Penso che molte di voi si siano lasciate truffare dall’estetica, sospendendo la capacità di ragionamento in favore di due pettorali. Lo stupro è stupro, la violenza è violenza. Non conoscono volti, non conoscono bellezza. E non sono mai giustificabili, né dovrebbero essere glorificati e normalizzati.
Si tratta di un’opera di fantasia, con un contenuto che può anche essere di vostro gradimento, ma vi chiedo di accendere il cervello e spegnere l’ormone, iniziando a pensare ai pericoli che possono nascere nel momento in cui la società si fa portatrice di un messaggio violento.

Se cercate Mr. Grey, purtroppo, lo troverete. State attente a ciò che promuovete.