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Fenomenologia di Gabriella Mereu

Proprio qualche giorno fa mi hanno accusato di essere una persona dogmatica, violenta socialmente e civilmente (?!), e manipolatrice, che isola chi la pensa in modo differente e le persone diverse. Perché?
Ho semplicemente chiesto al mio interlocutore di mostrarmi uno studio scientifico che potesse supportare le teorie della Mereu (un nome che sui miei social circola da parecchio, e grazie a un servizio de Le Iene è diventato finalmente conosciuto al grande pubblico).

La violenza appartiene alle persone superstiziose, che, accecate dai lavaggi di cervello degli sciamani, dei guru, dei leader religiosi, vorrebbero una guerra santa contro la medicina – forse perché delusi dai fallimenti che sono propri di una materia in costante divenire, che non viene per questo resa inutile.
Il pensiero scientifico, per definizione, non può essere dogmatico. La scienza va avanti grazie al dubbio, alla contraddizione, al superamento dei propri limiti e, come sostengono nel mondo anglofono, al pensiero “fuori dalla scatola”.
Ma questo progresso è ottenibile solo attraverso una metodologia che, piaccia o non piaccia, ha le sue leggi. Chi non le rispetta non può mettere nelle proprie mani la vita di una persona malata.

Voglio raccontarvi un mio piccolo segreto.
In tutta la Sardegna (terra che ha dato i natali a me e, purtroppo, alla Mereu) è radicata la credenza nella medicina dell’occhio, un insieme di rituali segreti che vengono tramandati attraverso la tradizione orale. Ci si affida a queste pratiche quando si è vittime di mali incurabili laddove gli altri metodi falliscono ma anche in periodi particolarmente sfortunati.
Per la fame di conoscenza della cultura millenaria che mi scorre nelle vene, anch’io ho imparato a praticarla. Viene da sé che non ho mai guarito alcuna malattia, e nemmeno tolto la sfiga da qualche anima irrequieta.

Immaginate però uno scenario dove la pratica magica, popolare e quindi rassicurante, viene legittimata da un titolo di studio che, nell’immaginario collettivo, rappresenta il raggiungimento dell’apice della conoscenza ed è ormai legato a filo doppio con la rispettabilità o, almeno, la professionalità.
Ora immaginate anche un bacino di possibili clienti (badate: non uso il termine pazienti!) con una bassa alfabetizzazione medico-scientifica, che per anni si sono cibati di disinformazione mediatica e, magari, non disdegnano le teorie di complotto che ci vedono vittime della casta con il camice e delle Big Pharma che ci vogliono tutti malati.
Questo è Gabriella Mereu: una macchina succhia soldi che sfrutta i disperati che si affidano a lei nella speranza che quel titolo di “dottoressa” equivalga alla effettiva capacità di far guarire, e che sono disposti a giustificare i suoi metodi non convenzionali come figli di una lunga e illuminata ricerca della verità che supera la scienza moderna, o al limite ricorda tanto i rimedi della nonna.
Gabriella Mereu è un individuo dannoso, uno strano ibrido fra figura autorevole, in quanto medico regolarmente iscritto all’Ordine, e una maiarza, la guaritrice che parla il linguaggio del popolo e cura con preghiere misteriose e infusi di erbe.

Non sono uno psichiatra e, almeno io, non voglio azzardare diagnosi campate in aria, ma vi sfido a guardare la luce nei suoi occhi in questo servizio de Le Iene (il secondo nell’arco di poco tempo) e affermare con tranquillità “questa non ha le rotelle fuori posto”.
Come sapete non sono un fan del programma, e spesso e volentieri ne ho criticato i modi e i contenuti, che poco hanno a che fare con il giornalismo e soprattutto con la scienza. Proprio il team degli incravattati di Italia 1 si è a più riprese macchiato del crimine della disinformazione scientifica, difendendo a spada tratta Vannoni e lo sciamanico metodo Stamina.
In questo caso, però, la brava Nadia Toffa sta facendo un ottimo lavoro per mettere in luce la vera natura della guru che cura le malattie con fiori di Bach, parolacce e medagliette della Madonna intravaginali.