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Sanremo è Sanremo (e voi non siete un cazzo)

Puntuali come ogni anno, sono usciti dalle proprie cripte degli animali mitologici, metà musicisti indie e metà teste di cazzo, che si sentono in dovere di sottolineare il proprio alienamento rispetto al Festivàl (detto à la Marzullo) della canzone italiana.

Questa gente ci tiene a ribadire quanto di Sanremo non gliene possa fregare di meno, e lo fa sfoderando tutte le proprie capacità comunicative (generalmente limitate a qualche scoreggia mentale in forma di post su Facebook).

È una categoria che si trova a metà strada fra il vegano che entra in macelleria e la femminista chiattona che entra da Artigli: molestare il prossimo è la parola chiave.

Ho deciso di scrivere una lettera aperta per questi soggetti.

Mi premeva dirvi che a noi comuni mortali fottesega di ciò che fate queste quattro serate, ma soprattutto fottesega di sapere che “non guardo quella merdata e non guardo manco la Rai, anzi non ho manco la tv a casa e non pago il canone!”. Tanto siete quella percentuale di popolazione che non si lava il culo dopo aver defecato, buttare il televisore non vi ha reso certo intelligenti.

Ah, a proposito di canone. Lo dico per l’ennesima volta: le due cretine di turno non sono pagate con i soldi del canone. Sanremo si autofinanzia con gli sponsor, e non solo non fa spendere un centesimo a mamma Rai, ma fa entrare nelle sue casse tanti dindin.

“Ma scusa, tu lo guardi e passi le giornate a criticarlo!”
Sì, ma non faccio l’alternativo di stocazzo.

Ignorare la cultura popolare non vi rende superiori. Siete quelli che dicono di amare la musica o, nella peggiore delle ipotesi,  la creano. E creano merda, a volte d’autore, a volte semplicemente sciolta.
Il mainstream non è il nemico, il nemico è la scarsa qualità di ciò che viene proposto. Le vostre canzoni non sono migliori di quelle sanremesi. La differenza è che queste ultime non vengono spacciate per arte.

Il musicista non può essere una categoria isolata dal mondo.
Il musicista deve crescere nella società e conoscerla, memorizzandone gli alti e i bassi, capendo ciò che non funziona e ciò che invece arriva al pubblico (che poi siete quelli che insultano chi viene a vedervi perché, dite, non vi capisce; mai una volta che facciate un esame di coscienza…).
Gaber, Modugno, Gaetano, Dalla, Battiato, ecc. sono tutti nomi che conoscete bene e amate. E che sono andati al Festival. Eppure avete stima di loro, no?

Il problema non sono le major, gli agganci, i Modà. Il problema è che vi siete rintanati nei vostri centri sociali con la convinzione di produrre cultura. E quei pochi di voi che potrebbero portare qualità nelle classifiche italiane sono troppo snob anche solo per lasciarsi solleticare dall’idea di fare un pezzo amato dal pubblico.

In sostanza. Fate come vi pare, ma se volete criticare qualcosa, fatelo con cognizione di causa, dopo aver sperimentato e conosciuto, non per sentirvi superiori.

Detto ciò, posso affermare con tutta sincerità che il Sanremo di Conti è il peggiore degli ultimi anni: ci sono ben quattro canzoni in gara scritte da un quarantenne che si fa chiamare Kekkoconlakappa; una valletta si chiama Pippa, una è la cosa peggiore che sia accaduta alla musica italiana e la terza è definibile con “non pervenuta”; la canzone più moderna (per contrasto) è quella di Nek, la più energica è cantata da tre piccoli cloni di Safina e la più divertente è fatta da due che fino all’anno scorso facevano piangere il pubblico di Mtv con sketch insipidi e tristissimi; il comico migliore che ha preso parola si è dilettato nel fare – male – le vocine da bambino come il peggior Povia social; l’abbronzato conduttore è una specie di impiegato statale intercambiabile con chiunque altro, che fa il suo lavoro senza troppo impegno.

Aggiungiamoci che nella prima serata sono stati salutati prima Dio e poi l’Arma dei Carabinieri, a farci capire che la DC è tornata in tutta la sua potenza, e possiamo già tirare le somme (negative) di questo Festival due giorni prima della finale.

Però Sanremo è sempre Sanremo, è espressione della nostra Italia e, che siate musicisti o semplici amanti della musica, non potete snobbarlo.
Se non altro per amore del trash.