Trivelle

Lo squallore della trivella

Avevo deciso di non esprimermi sul risultato del referendum, a prescindere da quale fazione portasse a casa un risultato. Ma da astensionista anti-renziano e pro-rinnovabili vorrei fare alcune riflessioni all’indomani della chiamata alle urne.

Un referendum proposto da presidenti di Regione e consiglieri per mandare un messaggio al Governo è squallido. Altrettanto squallide sono state le campagne per il Sì, con slogan come “Trivella tua sorella” (magari condivise sui social da autoproclamati femministi) e disinformazione scientifica, e per il No, con la minaccia di avere sulla coscienza le famiglie dei lavoratori. È squallido il fatto che venga usata una causa nobile quale è (o dovrebbe essere) l’ambientalismo per fare politica, ed è squallido che sul carro ambientalista salgano partiti le cui priorità sono sempre state altre. Insomma, ce li vedete quelli di Casabau a ostacolare i padroni dell’oro nero? Già me li immagino, tutti presi a versare un po’ di soda sulla testa della Marcegaglia

Sinceramente mi aspettavo che venisse raggiunto il quorum, ma da uno che per la prima volta è stato astensionista, pregherei gli ultras delle varie fazioni di leggere lo sdegno che molti hanno provato davanti a questa battaglia di scorrettezza, nella quale sono stati messi in mezzo tanti cittadini che, ingenuamente, speravano di fare la differenza sfruttando quel meraviglioso strumento democratico che è il referendum. In tutto il dibattito ho letto un solo lucidissimo articolo pro-Sì con motivazioni concrete e, badate bene, si parla di economia.

Sull’ambiente invece, si è solo fatto terrorismo mediatico. Le associazioni come Greenpeace, e questo l’ho sempre sostenuto, cercano più di risvegliare le coscienze che attuare piani per la salvaguardia dell’ambiente. È un po’ la parabola dell’animalista che va a salvare gli animali dallo zoo e una volta aperte le gabbie pensa di aver fatto un’opera di bene. Fottesega di aver introdotto un alieno in un ecosistema senza nicchie biologiche che lo possano accogliere. Fottesega poi se la fauna locale rischierà l’estinzione per la carenza di risorse e predatori naturali. L’importante è aver liberato l’innocente dalla gabbia. Ma a quale prezzo?

Nel caso del referendum sulle trivelle – altro volontario errore comunicativo, d’altronde referendum sul rinnovo di concessioni per l’estrazione di risorse avrebbe avuto molto meno impatto emotivo – trovo che Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze, abbia spiegato bene il significato di “fare il frocio col culo degli altri” quando si tratta di energia, mettendo a nudo l’ipocrisia di molti che si proclamano ambientalisti.

Ora, io capisco davvero le motivazioni che hanno spinto tanti a votare Sì, e ovviamente non mi riferisco a chi ha utilizzato il proprio voto per fare un dispetto a Renzi (e badate bene che sono sempre stato fra i detrattori del boy-scout fiorentino), ma a chi voleva dare un messaggio per incentivare l’uso delle rinnovabili. Penso però che ci siano strade più efficaci per ottenere un cambiamento nelle politiche energetiche del paese. Una di queste potrebbe essere recuperare e rinnovare i partiti verdi e dare loro il potere di promuovere politiche sul lungo termine. L’altra è quella di modificare le nostre abitudini, soprattutto limitando i consumi casalinghi e diventando consumatori consapevoli.

E voi avete altre idee?